
Sentirsi al sicuro: come accompagnare i bambini a scoprire il mondo
Quando un bambino si sente al sicuro, non è perché il mondo è stato reso privo di pericoli.
È perché ha fatto esperienza di qualcuno che lo ha accompagnato dentro ciò che non capiva.
Nei primi anni di vita il cervello è ancora in costruzione. Le emozioni arrivano forti e veloci, mentre la capacità di gestirle si sviluppa nel tempo.
Per questo i bambini possono spaventarsi facilmente, anche in situazioni che per un adulto sembrano semplici.
Il punto non è evitare la paura, ma aiutare il bambino a stare dentro quella paura senza sentirsi solo.
Ogni bambino ha una propria zona di equilibrio, quella che viene descritta come “finestra di tolleranza”.
Quando si trova dentro questa zona, riesce a esplorare, imparare, fidarsi.
Se invece viene esposto a troppi stimoli di allarme, può sentirsi sopraffatto oppure chiudersi.
Il ruolo dell’adulto è proprio quello di aiutarlo a restare in questa zona, accompagnandolo quando qualcosa lo spaventa, senza minimizzare ma senza nemmeno amplificare.
I bambini imparano osservando.
Non è tanto ciò che diciamo a insegnare, ma ciò che mostriamo nelle situazioni difficili.
Se davanti a una difficoltà restiamo presenti e stabili, il bambino impara che quella difficoltà è affrontabile.
Se invece reagiamo con forte allarme, tenderà a percepire il mondo come più pericoloso.
Per questo motivo non è necessario riempire i bambini di spiegazioni sui rischi.
È molto più utile offrire esperienze in cui possano incontrare piccoli limiti, con accanto un adulto che li sostiene.
Quando un genitore dice “ci sono io”, senza negare la paura ma restando presente, sta facendo qualcosa di molto importante:
sta aiutando il cervello del bambino a costruire sicurezza.
Nel tempo, queste esperienze diventano risorse interne.
Il bambino impara a riconoscere ciò che può essere pericoloso, ma anche a fidarsi delle proprie capacità di affrontarlo.
È così che cresce una percezione equilibrata del mondo:
non ingenua, ma nemmeno spaventata.
Una percezione che permette al bambino di esplorare, provare, cadere e rialzarsi, sapendo che la sicurezza non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dalla presenza di una relazione che lo sostiene.
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