
Come interpretare il pianto del bambino: fame o colichette
Una delle fatiche più grandi quando arriva un neonato è il pianto.
Non tanto il pianto in sé, quanto il fatto che chiede di essere interpretato. Nei primi mesi il bambino comunica soprattutto attraverso il corpo e il genitore si trova spesso a chiedersi cosa stia succedendo davvero.
All’inizio orientarsi è complesso. Il pianto sembra sempre urgente e lascia poco spazio al pensiero. Le ore di sonno sono poche, tutto è nuovo e la sensazione di dover intervenire subito è costante.
Una domanda molto frequente riguarda la differenza tra fame e colichette. Nei primi mesi questi due vissuti possono assomigliarsi e confondersi, soprattutto quando il bambino non ha ancora un ritmo stabile e il suo sistema digestivo è immaturo.
Con il tempo si inizia a notare che il pianto della fame e quello delle colichette hanno caratteristiche diverse. Quando il pianto è legato alla fame, l’offerta del seno o del biberon tende a calmare il bambino in modo abbastanza rapido. La suzione aiuta il corpo a organizzarsi e la tensione diminuisce.
Nel caso delle colichette, invece, il pianto ha spesso una qualità più acuta. Il corpo appare rigido, a volte il bambino si inarca e fatica a trovare una posizione che dia sollievo. Anche durante la poppata può succedere che si stacchi, che si agiti o che non riesca a calmarsi del tutto, perché il disagio addominale prende il sopravvento.
In queste situazioni molti genitori si chiedono cosa possano fare concretamente per aiutare il bambino.
Alcuni accorgimenti semplici possono dare sollievo. Il massaggio del pancino, se appreso correttamente, favorisce il movimento intestinale e può ridurre la tensione addominale. Spesso è utile farsi mostrare come farlo da una professionista, così da sentirsi più sicuri nel gesto e più tranquilli nell’accompagnare il bambino.
Anche alcune posizioni possono aiutare. Tenere il bambino a pancia in giù, sostenuto sull’avambraccio del genitore, oppure favorire una posizione raccolta e contenuta, permette al corpo di scaricare parte del disagio. Il contatto fisico e il contenimento hanno un ruolo importante nel dare sicurezza.
Sul piano dell’alimentazione è utile ricordare che nei primi sei mesi il bambino dovrebbe assumere esclusivamente latte materno o latte formulato. L’introduzione precoce di acqua, tisane o alimenti come la frutta può aumentare il gonfiore intestinale. Alcuni alimenti fermentano nell’intestino immaturo del neonato e producono gas, accentuando il disagio addominale e le colichette.
C’è poi un aspetto spesso sottovalutato, ma molto rilevante. La tranquillità dell’adulto. Le colichette sono dolorose, ma transitorie. Sapere che si tratta di una fase che passa e che non indica una condizione grave aiuta il genitore a restare più calmo. Questo clima emotivo viene percepito dal bambino e può ridurre la sua reazione di allarme di fronte al dolore.
Conoscere questi elementi non elimina del tutto la fatica, ma aiuta a darle un senso. Nei primi mesi il bambino e il genitore stanno imparando insieme a conoscersi, anche attraverso momenti difficili come questi.
Quando il pianto diventa difficile da sostenere o il dubbio resta costante, confrontarsi con un professionista può aiutare a leggere meglio ciò che sta accadendo e a sentirsi accompagnati in una fase così delicata.
Dimanda offre consulenze e percorsi di accompagnamento per la prima infanzia, sostenendo i genitori nei primi mesi di vita del bambino, anche nei momenti di maggiore incertezza.
Operiamo sul territorio di Monza e Brianza, con sedi a Biassono, Camparada e Lissone, e siamo disponibili per una consulenza personalizzata o per un primo orientamento.


